Analisi di Antonio Cancro
Il Made in Italy agroalimentare rappresenta uno degli asset strategici più rilevanti del sistema economico nazionale. Non si tratta esclusivamente di un marchio riconosciuto sui mercati internazionali, ma di un sistema produttivo complesso che tiene insieme agricoltura, industria di trasformazione, distribuzione, territori e competenze.
In una fase storica caratterizzata da instabilità geopolitica, transizione ecologica, aumento dei costi di produzione e crescente competizione globale, la difesa del Made in Italy non può essere affidata a misure episodiche o a logiche emergenziali. È necessario, al contrario, un approccio strutturato che riconosca il valore delle filiere e ne rafforzi la tenuta nel medio-lungo periodo.
Uno degli elementi centrali riguarda la sostenibilità economica della base agricola. Senza un’adeguata remunerazione della produzione primaria, l’intero sistema rischia di perdere solidità. La qualità che contraddistingue il Made in Italy nasce nei campi, nelle stalle e nei territori rurali: se questi anelli si indeboliscono, anche il valore finale del prodotto tende a ridursi.
Le recenti crisi energetiche, climatiche e logistiche hanno messo in evidenza la necessità di rafforzare la resilienza delle imprese agroalimentari. Quelle realtà che hanno investito in innovazione di processo, tracciabilità, efficienza produttiva e relazioni di filiera hanno dimostrato una maggiore capacità di adattamento. In questo senso, la sostenibilità non può essere letta solo in chiave ambientale, ma deve includere anche le dimensioni economica e sociale.
Sul piano internazionale, la tutela del Made in Italy non può limitarsi al contrasto dell’Italian sounding. È indispensabile rafforzare una presenza strutturata sui mercati esteri, accompagnata da una comunicazione chiara e credibile, capace di spiegare il valore reale dei prodotti e degli standard produttivi italiani. Difendere il Made in Italy significa difendere sicurezza alimentare, occupazione, presidio dei territori e competitività del sistema Paese.
Da qui emerge l’esigenza di politiche agricole e industriali coordinate, orientate al lungo periodo e fondate su una visione condivisa tra istituzioni, imprese e rappresentanze. Il Made in Italy agroalimentare non è una rendita acquisita, ma un patrimonio dinamico che richiede investimenti continui, governance efficace e scelte coerenti.
Solo attraverso il rafforzamento delle filiere, il sostegno all’innovazione e una strategia di valorizzazione integrata sarà possibile garantire al Made in Italy agroalimentare un ruolo centrale anche nelle trasformazioni future dei mercati globali.
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